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30.11.2017

Lotta contro il cancro: una nuova scoperta dei ricercatori dell'Istituto di Candiolo «smaschera» le cellule tumorali

È una battaglia implacabile che si gioca innanzitutto sul fronte della “visibilità”. Rendere le cellule tumorali visibili al sistema immunitario per permettergli di bloccarne lo sviluppo: dopo quattro anni di esperimenti i ricercatori dell’Istituto di Candiolo e dell’Università di Torino hanno centrato il traguardo: il loro studio (“Inactivation of DNA repair triggers neoantigen generation and impairs tumour growth”) è stato pubblicato da Nature, la rivista considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale. 

«Il nostro è stato un approccio non convenzionale - premette il direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare e docente del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, Alberto Bardelli, che ha presentato lo studio insieme con Giovanni Germano, ricercatore con esperienza in Immunologia -. Sappiamo che molti tipi di neoplasie riescono a mascherarsi e, eludendo i meccanismi di difesa, si diffondono nell’organismo. Ci siamo chiesti come affrontare questo problema partendo dalla cellula tumorale, per poi vederne gli effetti sul sistema immunitario. Abbiamo ipotizzato che, inattivando il processo di riparazione del Dna di una cellula si inducessero nuove mutazioni, alcune di queste dette ‘neoantigeni’, riconoscibili come estranee e quindi attaccabili dal sistema immunitario». In altri termini, aggiunge Bardelli, «abbiamo modificato un tumore, che possiamo paragonare a un velivolo stealth, e cioè invisibile, in uno che può essere individuato dai radar ed intercettato dai nostri sistemi di sicurezza: usando una nuova. tecnologia genetica abbiamo costretto cellule di tumori del colon e del pancreas ad uscire allo scoperto e a diventare un bersaglio da aggredire e neutralizzare per le cellule del sistema immunitario». 

Un lavoro sofisticato, con un’altissima posta in gioco. “Fin dalle prime fasi gli esperimenti indicavano chiaramente che stavamo percorrendo una strada mai tentata prima”, commenta Germano. Il senso è stato quello di un lungo lavoro di squadra, scandito da fallimenti sperimentali e conferme, che alla fine ha dato gli esiti sperati. Si tratta di un successo ottenuto in laboratorio, su linee cellulari poi trasferite su modelli animali fondamentali per avvalorare l’ipotesi iniziale.

La strada per arrivare alla “clinica”, cioè al letto dei pazienti, è appena iniziata e il traguardo non è imminente. Di sicuro si apre un nuovo percorso che potrà un giorno costringere tumori, capaci di nascondersi ai radar-controllori, a rendersi visibili e individuabili per poter essere debellati.

Ora si tratterà di stabilire dove può portare questa scoperta: un punto di svolta. “È presto per dirlo ma stiamo studiando se farmaci antitumorali, che come effetto collaterale causano danni al Dna, provocano la formazione di neoantigeni in grado di risvegliare il sistema immunitario precisa Bardelli -. Abbiamo già in mente potenziali candidati e stiamo lavorando anche con l’Istituto Nazionale dei Tumori, il Niguarda Cancer Center e l’Università di Milano per verificare la nostra ipotesi per futuri sviluppi clinici”. Il campo di ricerca è quello dell’immunogenomica e dell’immunoterapia dei tumori. In questi ultimi anni, gli approcci tesi a sbloccare il sistema immunitario, che il cancro maliziosamente riesce a eludere, hanno dato risultati straordinari per il melanoma ed il cancro del polmone: queste neoplasie hanno un alto carico di neoantigeni, che sono probabilmente alla base del successo delle terapie. Tuttavia in altri ambiti - come i tumori del colon, del pancreas e della mammella, che sono fra i più diffusi - l’immunoterapia è efficace solo in pochi pazienti. Ecco perché, conclude Bardelli, “vogliamo sfruttare le potenzialità del principale meccanismo di difesa del nostro organismo, costringendo tumori normalmente ‘stealth’ a rendersi visibili al riconoscimento del sistema immunitario come fossero dei potenziali patogeni”.